Rivoluzioni dimenticate: El Caracazo

Nel lontano febbraio 1989 (ben 23 anni fa!), nel Venezuela che versava in disastrose condizioni economiche dovute alla recessione in cui il paese era precipitato per l'estinguersi del «boom» petrolifero (svalutazione del bolivar venezuelano, elevato debito pubblico, pesante saldo negativo della bilancia dei pagamenti, disinvestimento privato, forte corruzione, etc.), venne eletto al potere col 52.91% dei voti per il suo secondo mandato presidenziale Carlos Andrés Pérez, detto El Gocho.
Anche se sembra una percentuale molto bassa, in realtà è la maggiore che sia mai stata registrata per elezioni libere in Venezuela. Come mai? La campagna elettorale di El Gocho fu semplice: forte della sua popolarità (durante il precedente mandato aveva terminato la privatizzazione delle compagnie petrolifere e delle industrie estrattive, e quando nell'ottobre del 1973, a conseguenza della "guerra dei sei giorni" fra Israele e Egitto, i paesi arabi realizzarono un embargo petrolifero che causò l'aumento del prezzo del petrolio dai 3 $ al barile a 14 $, gli introiti della nazione triplicarono da 14 a 42 mille milioni di bolivar, generando il già citato «boom petrolifero» che diede al paese il soprannome di 'Venezuela Saudita'), per uscire dalla crisi, dunque, Pérez propose al paese uno strutturale programma di riforme economiche (il "Paquete Económico"), principalmente finanziato dal FMI, che avrebbe dovuto risollevare l'economia del paese. Il pacchetto imponeva tutta una serie di liberalizzazioni (assolutamente richieste dal FMI), a cominciare dai prezzi di prodotti e servizi, che precedentemente invece erano regolati dallo Stato (riforma Lusinchi).
Il pacchetto prevedeva:
- la supervisione del Fondo Monetario Internazionale sull'attuazione delle riforme economiche, al fine di beneficiare del prestito di circa 4500 milioni di dollari nel successivo triennio;
- liberalizzazione dei tassi di interesse e prestiti fino ad un tetto temporaneo del 30%;
- tasso di cambio unico con l'eliminazione del tasso di cambio preferenziale;
- determinazione del tasso di variazione del bolivar dal libero mercato dei cambi/divise e conduzione di tutte le transazioni con l'estero con il nuovo tasso variabile;
- liberazione dei prezzi di tutti i prodotti, ad eccezione di 18 linee del paniere di base;
- aumento non immediato ma graduale delle imposte su telefono, acqua, elettricità e gas da cucina;
- incremento annuo nel mercato nazionale per 3 anni dei prezzi dei prodotti petroliferi, con un aumento iniziale media del 100% del prezzo della benzina;
- aumento iniziale delle tariffe di trasporto pubblico del 30%;
- adeguamento salariale della pubblica amministrazione centrale ridotto tra il 5 e il 30%;
- eliminazione progressiva delle tariffe sulle importazioni;
- riduzione del deficit fiscale a non più del 4% del prodotto nazionale lordo;
- blocco delle assunzioni nel servizio civile.
Carlos Andrés Pérez fu eletto il 4 dicembre 1988 e, a sole poche settimane dal suo insediamento, diede applicazione al famigerato pacchetto economico che, se da una parte faceva contenti i mercati e le multinazionali statunitensi (vedi la liberalizzazione del cambio e l'eliminazione delle tasse sull'import/export), dall'altra risultava però insostenibile per la popolazione venezuelana, già stremata da 10 anni di crisi. Il 26 febbraio 1989 il Ministero dell'Energia e delle Miniere annunciò l'aumento del 30% del prezzo della benzina, a cui seguì il 27 febbraio l'aumento del 30% dei prezzi del trasporto pubblico urbano e interurbano, valido per 3 mesi, e suscettibile di incrementi fino al 100%. Un paese ricco di petrolio costretto dall'FMI ad aumentare il costo della benzina ai cittadini già in ginocchio. Assurdo.
Quello che successe fu 'el Caracazo', che è riassunto in questo video:
Buon 25 aprile a todos
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E voi vi ostinate a chiamarla democrazia?!

Il ministro Fornero chiude il sito provinciale della Direzione Provinciale del Lavoro di Modena, “...al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli Uffici territoriali"
Se non ci credete, cliccate qui
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Ti amo (Umberto Tozzi) = T.A.V. (Elio e Le Storie Tese)

Se qualcuno dovesse ancora non comprendere le ragioni dei NoTav, forse cambierà idea ascoltando questo pezzo:
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La destra (anche se elegante) al governo

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Articolo 18 e licenziamenti

Tratto dal sito Tutela Diritti e Lavoro:
Giusta causa
Ai sensi dell'art. 2119 c.c. la giusta causa è un inadempimento del lavoratore talmente grave da non consentire, neanche in via provvisoria, la prosecuzione del rapporto di lavoro. Sulla base di quest'articolo si prevede che le parti (ossia il datore di lavoro e il lavoratore) possano recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato senza necessità di preavviso qualora si verifichi appunto una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto medesimo.
Al riguardo, la giurisprudenza di legittimità ha specificato che la giusta causa si sostanzia in un inadempimento talmente grave che qualsiasi altra sanzione diversa dal licenziamento risulti insufficiente a tutelare l'interesse del datore di lavoro al quale non può pertanto essere imposto l'utilizzo del lavoratore in un'altra posizione.
Inoltre, la giusta causa non deriva esclusivamente da notevoli inadempienze contrattuali, ma può essere determinata anche da comportamenti estranei alla sfera del contratto e diversi dall'inadempimento, purchè idonei a far venire meno la fiducia tra il lavoratore ed il datore di lavoro.
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Professori

Il sottosegretario all'Economia Prof. Giancarlo Polillo ribadisce risoluto nell'edizione del TG3 notte del 2 febbraio 2011 che se potesse elegerebbe al Quirinale Silvio Berlusconi perchè «...l'ho conosciuto e l'ho trovato molto simpatico. Se fosse in mio potere lo porterei al Quirinale».
Il presidente del consiglio Prof. Mario Monti, durante un talk-show televisivo, a proposito del lavoro ha affermato: «...Il posto fisso è legato a un'idea nostalgica del lavoro... I giovani devono abituarsi all'idea che non lo avranno... che monotonia il posto fisso, è bello cambiare.»
Il viceministro al Lavoro e alle Politiche Sociali, Prof. Michel Martone, qualche giorno fa ha affermato: «Dobbiamo dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto tecnico professionale sei bravo. Essere secchione è bello, almeno hai fatto qualcosa».
Vecchio motto napoletano: 'A scopa nova dura tre ghiuorne.
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